LA VERA STORIA DELLA TORTA PASTAFROLLA

LA VERA STORIA DELLA TORTA PASTAFROLLA

C’era una volta,

nel paese di Sandamiano, un uomo vecchio, che portava una lunga barba e dei vistosi baffi. Viveva in una casetta bianca come la sua barba, attorniata da un frutteto con tante mele e tante albicocche.

Era considerato da tutti un sapiente e a Lui si rivolgevano gli abitanti del posto per risolvere i loro problemi di convivenza. Un giorno si presentò un uomo di nome Caio ponendogli questo problema: “il mio vicino ha un gallo che tutte le mattine alle ore tre comincia a cantare e sveglia me, i miei figli e mia moglie. Abbiamo i nervi tesi e non sappiamo come farlo tacere quel gallo maestoso, dalle piume dorate, dalla coda ambrata e dai bargigli e cresta rossa purpurea“.

Il vecchio si mise a sedere, si lisciò la barba, si accomodò i lunghi capelli e dopo emise un lungo sospiro e in fine sentenziò: “il gallo canta, la mattina è fatta per dormire, i nervi sono a fior di pelle, parole grosse sono volate tra i due. Questa è la soluzione del problema: Vai a casa, comprati un gallo simile a quello del vicino e mettilo nel pollaio, dagli ogni giorno da mangiare e osservalo al suo cantare e goditi l’alba mentre lui, il tuo gallo te la illustra con il suo canto melodioso, medita sulla bellezza di tutte queste cose poi vai in cucina e prendi due uova, un poco di burro, un pizzico di zucchero e di farina, impasta il tutto e fanne una torta e appena cotta bussa alla porta dei tuoi figli e porgila come dolce spuntino del mattino“.

L’uomo fece come disse il vecchio. E mattino dopo mattino, capì che il canto del gallo era l’inno alla Natura che si risveglia, ai fiori che aprono le loro corolle al sole nascente, quel gallo chiamava Lui e la sua famiglia a contemplare la bellezza del Creato. Quel canto e la visione mattutina del sole che nasce lo avevano contagiato sciogliendo il suo animo nella pace. Il suo animo era diventato frollo e sensibile alla Bellezza. E l’Uomo volle ricordare la scoperta della Bellezza impastando ogni domenica quella torta, che per la durezza friabile e per la dolcezza di ogni suo boccone chiamò Torta Pastafrolla.



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